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Franano miseramente le ultime strutture democratiche nella Venezuela rivoluzionaria.

Di Maria Luz FdC

I partiti democratici rappresentati nella coordinatora hanno vinto una battaglia legale ottenendo dalla sala elettorale del tribunale supremo una sentenza favorevole rispetto alle firme dei cittadini che erano state poste in dubbio e quindi in riparazione dal consiglio supremo elettorale. I magistrati della sala hanno riconosciuto che nessuna legge o regolamento puó negare la volontá espressa con la firma e la impronta digitale di un cittadino solo perché i dati anagrafici della scheda elettorale erano riempiti da un commissario di sede elettorale al fine di facilitare e snellire il processo.

Tale vittoria nel piano legale e soprattutto trattandosi della corte suprema avrebbe dovuto mettere un punto finale alle divergenze fra il CNE dominato dai rivoluzionari castro-chavisti e la coordinatora democratica aprendo finalmente il cammino al referendum revocatoiro. Nulla di tutto questo é successo, nonostante la sentenza obblighi il sentenziato cioé il CNE a compiere immediatamente i termini indicati nella stessa e cioé dara il cronogramma di inizio della consulta eletorale i direttori incaricati dell'ente hanno reagito con assoluta indifferenza affermando solamente che studieranno se e come appellare alla sentenza. Da notare che secondo la costituzione venezuelana non esiste appello a una sentenza del tribunale supremo in qualunque delle sue corti.

Come é possibile che un cittadino o ancor piú un funzionario pubblico si neghi a accettare e compiere i termini di un sentenza ? Lo potrá fare unicamente quando il potere esecutivo, il governo, lo appoggia nell'atto di ribellione alle leggi e alla magistratura. Una volta conosciuti i termini della sentenza lo stesso vicepresidente della repubblica J.V.Rangel dichiarava in una conferenza stampa che i magistrati della corte elettorale erano dei delinquenti mafiosi e che la stessa sentenza costituiva un atto criminale contro lo stato e la rivoluzione. A lui si univa il coro di tutti i diputati ufficialisti distruggendo cosí le ultime vestigia della democrazia.

Di nuovo lo stesso ritornello " Rivoluzione o morte " o " Le leggi saranno interpretate d'accordo agli interessi della rivoluzione " La caduta della democrazia venezuelana é come una valanga, giá da tempo si vedeva formarsi una gigantesca palla di neve, oggi quella stessa palla stá trascinando nella sua caduta la intera nazione e con essa 40 anni di democrazia. Solo oggi in una zona periferica della capitale si sono prodotti ben 5 feriti di cui due per armi da fuoco il tutto dovuto a una piccola manifestazione di allegria di alcuni al sapere della sentenza a favore. Immediatamente intervenivano i paramilitari bolivariani che protetti dalla guardia cominciavano a sparare e a dare legnate ai dimostranti.

La stessa coordinatora democratica aveva espresso la intenzione di organizzare oggi una dimostrazione in appoggio ai magistrati della corte suprema peró date le minacce ricevute e ascoltando il suggerimento della stessa OEA, Centro Carter e PNUD ha deciso non convocarla per evitare ulteriori violenze. Difficile da credere che la propria OEA cosí come la PNUD due delle piú poderose organizzazioni a livello mondiale sconsiglino effettuare una marcia pacifica di appoggio giá che lo stesso governo é incapace di garantire la pace e la sicurezza dei cittadini essendo lui stesso provocatore. Questo é come giá riconosciuto da tutti o quasi gli organismi internazionali il regime " democratico" castro-bolivariano.

Mentre il paese cade letteralmente a pezzi sotto gli stivali dei rivoluzionari Hugo Chavez in una conferenza stampa criticava tanto gli Stati Uniti come Francia e Canadá per l'intervento " imperialista " in Haiti affermando che la Venezuela rivoluzionaria non riconoscerá mai il nuovo governo della isola e offrirá tanto a Jean Bertrand Aristí come ai suoi seguaci asilo politico e appoggio economico per restaurarlo nella presidenza.

Ogni commento é superfluo



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