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Chavez e la prossima guerra latinoamericana

di Carlos Alberto Montaner

09.02.05 | I sogni imperialistici del caudillo venezuelano sono una minaccia per tutto il continente. E’ possibile che scoppi una guerra latinoamericana nei prossimi anni. E, a differenza di quello che è accaduto nel secolo XX, quando tutti gli scontri si sono originati a causa di dispute di frontiera, non è da scartare che questa volta si tratti di un sanguinario conflitto multinazionale alimentato da ragioni ideologiche. Dietro a questa probabile disgrazia, come lo indicano tutti i sintomi, ci sarebbe l’irresponsabile comportamento del presidente Hugo Chavez, un caudillo illuminato che si impegna in ricostruire il continente secondo le sue fantasie rivoluzionarie.

Il recente episodio di Rodrigo Granda ne è solo un campione. Granda, uno dei leader delle narcoguerriglie comuniste delle FARC colombiane, è stato sequestrato a Caracas da militari venezuelani che hanno intascato una milionaria ricompensa da parte del governo di Uribe. Granda era uno dei centinaia ( o chissà migliaia) di sovversivi colombiani che hanno ottenuto rifugio ed aiuti in Venezuela. Il tenente colonnello Chavez, con arroganza, ha chiesto spiegazione a Uribe, ma sarebbe stato più ragionevole le avesse date invece di chiederle: Cosa faceva questo sinistro personaggio in territorio venezuelano invitato ad un incontro semiufficiale e con passaporto venezuelano in tasca? Cosa ci fa la narcoguerriglia comunista colombiana accampata in territorio venezuelano e perchè i suoi leader entrano ed escono liberamente dalla cosidetta Repubblica Bolivariana?

Il Venezuela ha soppiantato Cuba come quartier generale della sinistra violenta. Poche settimane fa un ex ufficiale peruano delle forze armate, Antauro Humala, dopo essersi autoproclamato discepolo di Hugo Chavez, accompagnato da varie dozzine di insorti ha preso una delle istallazioni militari, ha assassinato quattro poliziotti ed ha cercato senza esito di far scoppiare una rivolta nazionale. In ottobre 2003, il presidente boliviano Gonzalo Sanchez de Lozada è stato obbligato a dimettersi dopo una serie di disordini popolari organizzati da gruppi radicali a quanto pare finanziati dal Venezuela. A capo di queste proteste marciava Evo Morales, un dirigente cocalero indigenista profondamente antioccidentale.

Allo stesso tempo Chavez sta utilizzando il fiume di petrodollari che sta entrando nel paese come risultato del prezzo dei combustibili per rafforzare la capacità offensiva del suo esercito. E’ previsto l’acquisto di 50 aerei Mig-29 alla Russia ed un numero rilevante di carri armati, elicotteri e materiale blindato. Il destino di questi equipaggiamenti è facile da dedurre: un eventuale scontro con la Colombia, finalizzato non solo a liquidare il governo “oligarchico e pro nordamericano” di Alvaro Uribe, ma anche ad iniziare la ricostruzione della Gran Colombia, quella patria grande che già Simon Bolivar aveva cercato infruttuosamente.

Però questo pericoloso sogno imperialista bolivariano ha un’altro aspetto ancora più minaccioso: la guerra con il Cile per distruggere il bastione del “neoliberalismo”. Il Cile, anche se governato da democristiani o socialdemocristiani – come accade oggi dal prestigioso Ricardo Lagos-, con la sua difesa al mercato, alla democrazia ed al libero commercio internazionale, è visto come una minaccia dalla sinistra rabbiosa. Non gli perdonano il suo Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti o gli accordi presi con l’Unione Europea ed il Giappone. Neppure il successo di misure liberali del governo che hanno ottenuto una riduzione della povertà dal 42% al 18%.

La Bolivia ed il Perù sono la strada scelta da Chavez per aggredire il Cile. La sua strategia consiste in risvegliare vecchie ferite della Guerra del Pacifico (1879-1883) e la perdita di territori che allora entrambe le nazioni hanno avuto, per creare un’alleanza che restauri la vecchia cartografia decimonona della zona. Questo è quello che ad alta voce difendono i chavistas tanto in Perù come in Bolivia, ma quest’obbiettivo si può ottenere solamente con la sconfitta militare del Cile grazie ad una coalizione di stati “bolivariani” capeggiati da Caracas da Hugo Chavez.

Si tratta di un piano demenziale, ma non nuovo. A metà degli anni settanta Fidel Castro ideò un progetto simile per defenestrare Augusto Pinochet, dopo il golpe contro Salvador Allende nel 1973. Castro allora contava con la complicità del dittatore di sinistra peruano, generale Juan Velasco Alvarado. Pensava invadere il Cile dal nord con un esercito peruano-cubano che contava con un vantaggio logistico: entrambe le forze erano generosamente equipaggiate dai sovietici, i quali vedevano in questa avventura una perfetta occasione per aprire un fronte nelPacifico del Sud contro gli americani.

Per scongiurare questi pericoli sarà necessario un’intenso lavoro diplomatico tra Stati Uniti, Messico e l’OSA, mentre paesi come il Brasile e l’Argentina decidono se si lasceranno trascinare nel conflitto dalla mano di Chavez o se attueranno con saggezza. Se la Guerra del Chaco tra il Paraguay e la Bolivia(1932-1935) ha avuto un saldo di novantamila morti, quella che il caudillo venezuelano ha tra le mani potrebbe triplicare quella quantità.

Che il Signore ci accompagni.

Traduzione Barbara Bessone



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